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Migranti positivi al Coronavirus ad Amantea, la tensione resta alta: arriva l'esercito in città

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Un momento della protesta di ieri ad Amantea

L’Esercito presidia la struttura di Amantea nella quale sono ospitati alcuni dei migranti risultati positivi al Covid-19 dopo lo sbarco avvenuto a Roccella Jonica.

Una decisione assunta dopo una riunione tenuta ieri sera nella Prefettura di Cosenza che ha fatto il punto sulle criticità emerse anche a causa della forte protesta di ieri da parte della popolazione. Tensioni che non si sono ancora placate e per le quali i cittadini di Amantea hanno annunciato ulteriori azioni, probabilmente già in mattinata con un presidio davanti al Comune.

Complessivamente, secondo i dati ufficiali della Protezione civile, sono 26 le persone risultate positive dopo i controlli e, di queste, 13 sono state accolte ad Amantea, 8 a Bova Marina e 5 a Roccella Jonica. Tutte strutture dedicate che sono state individuate dalla Prefettura di Reggio Calabria.

Ma la reazione di Amantea è stata particolarmente dura. Nella popolazione c'è preoccupazione per la presenza dei migranti e c'è il timore che possa essere alimentato un nuovo focolaio in una realtà turistica che potrebbe anche risentirne come immagine.

Nella riunione tenuta in Prefettura a Cosenza, la decisione è stata quella di presidiare il centro per evitare che i migranti possano uscire o avere contatti con l’esterno.

«Le regole di ingaggio definite dalle forze dell’ordine - è scritto in una nota - sono di non consentire l’uscita degli ospiti dal centro migranti Solo il personale medico autorizzato, o quello destinato al vettovagliamento, potrà entrare. Nel centro inoltre è stata assicurata la costante sorveglianza sanitaria da parte di apposito presidio medico e di unità specialistiche, che già da ieri, all’arrivo dei migranti, stanno effettuando i necessari controlli e monitoraggi».

Un tentativo di gettare acqua sul fuoco e placare la rabbia dei residenti, pur consapevoli che le tensioni non si spegneranno facilmente. «Siamo intervenuti sabato sera nell’immediatezza e ieri siamo stati qui tutta la giornata. Abbiamo visitato tutti, e sono tutti in soddisfacenti condizioni di salute. Qualcuno ha dei problemi dermatologici e stiamo attendendo il dermatologo per decidere la terapia del caso».

Lo dice Mario Marino, che guida la task force dell’Asp di Cosenza, oggi presente ad Amantea. «Stiamo anche aspettando lo pneumologo e il suo staff - ha detto Marino - e ci sarà poi un incontro con il responsabile della struttura di accoglienza».

I componenti della commissione prefettizia che gestisce il Comune di Amantea dopo lo scioglimento dell'Ente hanno incontrato i cittadini al teatro comunale, i residenti hanno ribadito le loro motivazioni, chiedendo il trasferimento immediato dei migranti.

Inoltre, hanno annunciato di voler sporgere denuncia alla Procura della Repubblica di Paola. "Non ci basta - ha detto uno dei cittadini rivolgendosi ai commissari - che la struttura venga blindata, chiediamo che siano curati in una struttura più idonea e lontana dal centro cittadino. Chiediamo sicurezza per noi e per loro. Inoltre, in due giorni abbiamo avuto un crollo economico. Viviamo di turismo e questa situazione ci ha già penalizzato fortemente". All'incontro partecipano anche i componenti la task force dell'Azienda sanitaria di Cosenza nell'intento di rassicurare i cittadini.

Ventiquattro ore di tregua in attesa che i migranti vengano spostati altrimenti torneranno a bloccare la statale tirrenica 18. È quanto hanno stabilito i manifestanti durante la seconda giornata di protesta ad Amantea, cittadina sulla costa tirrenica cosentina, dove sono stati trasferiti 24 migranti facenti parte di un gruppo di 70 sbarcati sabato sera a Roccella Ionica, 13 dei quali positivi al Covid -19.

I residenti di Amantea, dopo l’incontro avuto con i commissari prefettizi che gestiscono il Comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, sono tornati lungo la statale, ma si sono fermati ai bordi della strada. La protesta, dunque, al momento è sospesa, ma i manifestanti sono decisi a
riprenderla qualora non vengano accolte le loro richieste.

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