Giovedì, 30 Giugno 2022
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L'OPERAZIONE

Asse droga-agricoltura tra Sibaritide e Materano. L'inchiesta gemella “Strange fruit”

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Nel maggio scorso erano emersi stabili contatti tra gruppi criminali legati all’utilizzo di coltivazioni e lo sfruttamento di manodopera

L’operazione anti-caporalato scattata ieri tra Crotone e Matera e condotta dalla Procura di Castrovillari fa il paio con l’inchiesta “Strange fruit” condotta lo scorso maggio dalla Dda di Potenza e che riguardava una serie di truffe in agricoltura dove venivano reinvestiti i proventi della droga e del malaffare. Siamo nella fascia jonica lucana, nella Piana di Metaponto che si lega geograficamente per continuità a quella di Sibari che arriva proprio fino a Crosia e al Crotonese. Dalle carte era emerso che la mafia lucana aveva collegamenti diretti con le ‘ndrine dello Jonio cosentino e, in particolare, con il clan sibarita degli Abbruzzese, egemone tra Cassano e Corigliano-Rossano.

Secondo i pm materani, il traffico di stupefacenti era gestito in prima persona dai fratelli Solimando, Giacomo e Filippo, entrambi finiti in carcere, e poi, su delega, da Benito Arone, 54enne originario di Montalto Uffugo ma da anni residente con la moglie e il figlio nelle campagne tra Tursi e Policoro, trovato impiccato lo scorso settembre nella sua cella all’interno della sezione riservata ai pentiti del carcere di Ariano Irpino dopo che, da circa un mese, pare avesse iniziato a collaborare con gli inquirenti.

Il blitz effettuato dalla Guardia di Finanza di Matera aveva messo fine al sistema della “frutta strana” portando 12 persone in carcere, 6 agli arresti domiciliari mentre per altri 6 era stato disposto l’obbligo di dimora. Il lavoro degli investigatori fece emergere che i soldi del traffico internazionale di droga venivano reinvestiti nella coltivazione di fragole e nella produzione di altri ortaggi e frutta che finivano sui mercati del Nord Italia e del Centro Europa. Quasi quattro milioni di euro, per come risultato dalle indagini dirette dal procuratore di Potenza Francesco Curcio che risalirebbero al periodo che va dal 2013 al 2019, in contanti mai transitati su nessun conto corrente e, quindi, mai dichiarati al fisco.

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