Giovedì, 26 Novembre 2020
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LA STORIA

Dal malto alla birra artigianale, la sfida parte da Cosenza

di
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Da sinistra Giuseppe Ciponte, Demetrio Stancati dell'azienda Serracavallo e Marco Longo

Il malto, uno dei quattro ingredienti fondamentali per produrre una birra, dà la possibilità a Giuseppe e Marco di navigare un mondo ancora poco esplorato alle nostre latitudini: la birra artigianale. E sta proprio in questo la difficoltà della rotta, ma anche lo stimolo. Una metafora – quella sul mare – che è d’obbligo, considerando che i due soci vivono a Fuscaldo e a Paola.

Giuseppe Salvatore Grosso Ciponte inizia il suo percorso nel mondo della birra come analista sensoriale. Homebrewer di vecchia data, sommelier e degustatore, tiene da anni in tutta la regione corsi di degustazione, scrivendo anche su testate regionali e gestendo un diario online. È ovviamente il birraio dell’azienda che si occupa anche della comunicazione.

Marco Longo invece, oramai da qualche anno affascinato da questo mondo brassicolo, ha un approccio da consumatore e amante del prodotto ed è stato naturale per lui occuparsi della parte commerciale dell’azienda. Insieme si completano e danno forza ad un marchio che in soli tre anni ha dato molte soddisfazioni: Maltonauta.

Nel 2019, ottenendo il premio con la Birra Savuco (realizzata in collaborazione con l’azienda vitivinicola Serracavallo) migliore birra calabrese passata in botte, premio conferito da una giuria di esperti del settore e con presidente Lorenzo ‘Kuaska’ Dabove, uno dei più grandi esperti al mondo di birra artigianale. È della passata estate invece la notizia che un’altra loro birra, la Bitta, è stata segnalata sulla Guida delle Birre 2021 di Slow Food come Birra Imperdibile, l’unica birra chiara calabrese ad essere premiata in guida. Soddisfazioni dopo soli tre anni di attività.

La ritroviamo pure in molte delle ricette di Giuseppe: come alla citata Birra Savuco che matura in botti che hanno ospitato il Vigna Savuco, 100% Magliocco, un vitigno importante per la provincia di Cosenza. Oppure la Figarìa, prodotta con una percentuale di mosto sempre di Magliocco. Ultima nata nel 2019 è inoltre la Birra Zibibbo, che fa territorio grazie all’utilizzo in fermentazione di uva zibibbo calabrese, che Giuseppe sperimenta a casa da diversi anni e che può vantare di essere stato il primo a realizzare una birra del genere nella regione. Anche questa segnalata sulla guida Slow Food per la sua particolare bontà. Una birra stagionale questa che può essere quindi realizzata solo poco dopo la vendemmia. Tutti pronti per la produzione del 2020.

Ma per territorio si intende valorizzazione non solo dei prodotti ma anche dei luoghi. Marco, da paolano doc non ha voluto farsi sfuggire l’occasione di proporre in etichetta, per una delle loro birre, una raffigurazione della facciata della Badìa di Santa Maria delle Fosse di Giosafat. Un posto ricco di storia e di eventi, come ad esempio, fra i più affascinanti, il passaggio del Re d’Inghilterra Riccardo I Cuor di Leone, il 19 settembre del 1190. La birra è la Badìa appunto, una belgian ale che si ispira alle classiche birre d’abbazia monastiche.

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