Sabato, 06 Marzo 2021
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Strage sulla 107 a Saporito di Rende. Rito abbreviato per l’imputato

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È una notte di ottobre. Un vento gelido e un silenzio spettrale accompagnano il lavoro dei soccorritori. Sulla superstrada 107 che funge da bretella di collegamento tra Rende e il capoluogo, dentro una Volkswagen Polo, quasi abbracciati l’uno all’altro, le torce dei carabinieri illuminano i corpi senza vita dei diciannovenni Alessandro Algieri, Mario Chiappetta e Paolo Iantorno, e di Federico Lentini, 17 anni. Compagni di scuola, amici da sempre. Non c’è più niente da fare. È impossibile raccontare, senza sentire il cuore spezzarsi, cosa avviene nelle ore successive. I genitori dei ragazzi vengono avvisati con tutta la delicatezza possibile ma quella notte muoiono con i loro figli. I due feriti, Caspar Salerno, 33 anni e la fidanzata, che viaggiavano a bordo di una Citroen C3, finiscono all’Annunziata dove, seguendo la procedura, i sanitari procedono all’alcol test ed al controllo sull’uso di cannabis. L’esito, sul trentatreenne Salerno, sarà in entrambi i casi positivo. Partono le indagini, coordinate dal pm Giuseppe Visconti. I magistrati sequestrano i mezzi e ordinano una consulenza per verificare la dinamica del sinistro e la velocità tenuta dalle due auto. L’esito della perizia sarà inequivocabile: la Citroen C3 condotta da Caspar Salerno procedeva a 120 chilometri orari, in violazione del limite di “50” indicato nella zona dalla segnaletica verticale. Il trentatreenne, intanto, dopo aver lottato a sua volta con la morte, riesce a riprendersi. Dopo vari interventi e un lungo ricovero torna a casa. Niente, pure per lui, è come prima. Il rimorso, l’angoscia, la sofferenza fisica diventano suoi inseparabili compagni di esistenza. Poi l’arresto, a giugno dello scorso anno. L’accusa? Omicidio stradale.
Ieri l’udienza davanti al gup, Giuseppe Greco. L’avvocato Filippo Cinnante, legale dell’imputato, ha chiesto il rito abbreviato condizionato. Il pm Giuseppe Visconti si è opposto. E il magistrato giudicante, dopo rituale camera di consiglio, ha ordinato l’esecuzione di una perizia. Si torna in aula il 17 febbraio per valutare il lavoro peritale, procedere alla discussione ed emettere la sentenza. La vita intanto continua. Tranne che per i genitori di quei quattro ragazzi.

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