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“Ti amo, scusami”. Donatella si uccide in cella. Voleva tornare in Calabria col suo Leo

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"Leo, amore mio, mi dispiace. Sei la cosa più bella che mi poteva accadere. E per la prima volta in vita mia penso e so cosa vuol dire amare qualcuno. Ma ho paura di tutto, di perderti. E non lo sopporterei. Perdonami, amore mio, sii forte, ti amo. E scusami... ". Un foglio bianco e una penna hanno sancito il suo addio alla vita.

Donatella aveva i tratti gentili e una vita davanti, ma ha deciso di togliersi la vita in una cella del carcere di Verona, inalando il gas di un fornelletto. E la sua età fa venire il magone al cuore: perché aveva solo 27 anni. Donatella, classe 1994, di origini albanesi, ma residente in Italia ormai da quasi vent'anni, si trovava rinchiusa per una serie di furti.

Il suo gesto ha gettato letteralmente nello sconforto il suo Leo, classe 1997, un ragazzo originario di Rossano Calabro, ma residente a Verona, che desiderava costruire una vita con la sua "Dona", che stava cercando di mettersi alle spalle un passato difficile. E Leo sognava un futuro con Donatella. Magari, proprio in Calabria. Nella sua terra d'origine, dove rientrava per le vacanze.

"Purtroppo, le carceri continuano a generare morte, violenza e sofferenza, mentre qualcuno, forse per distogliere l'attenzione, teorizza di casette dell'amore". Queste le parole di Gennarino De Fazio, calabrese, di Lamezia Terme, 53 anni, ispettore capo del corpo di polizia penitenziaria e segretario generale della UILPA - Polizia Penitenziaria.

"Niente è più antitetico all'amore che i nostri penitenziari - afferma De Fazio - Detenuti e operatori abbandonati a sé stessi, con i primi, che, spesso, scaricano tutto il loro disagio sui secondi, con violente e quotidiane aggressioni, nell'indifferenza generale del Governo, ormai dimissionario. Eppure, l'ex presidente del consiglio dei ministri Mario Draghi, nel suo discorso d'insediamento, si era impegnato a migliorare le condizioni di coloro che operano e vivono nelle carceri. Questo impegno è stato totalmente disatteso e le condizioni di vivibilità dei penitenziari sono ulteriormente peggiorate. Continuando così, temiamo che prima ancora delle prossime elezioni politiche del 25 settembre la situazione possa degenerare. Per questo, invochiamo ancora un intervento dell'Esecutivo, che, seppur in "zona Cesarini", possa consentire di prendere tempo, in attesa di soluzioni strutturali proprie di un Governo, nella pienezza dei poteri. Rafforzamenti organici per polizia penitenziaria, deflazionamento della densità detentiva e forte reazione dello Stato alle continue aggressioni sono quanto mai urgenti e, non solo metaforicamente, di vitale importanza. È sempre drammatico - conclude De Fazio - apprendere queste notizie. Ma spero che queste vicende possano fare riflettere. Anche se d'estate, sicuramente, è più difficile farle emergere. Purtroppo, nel 2021, le morti in carcere sono state ben 54. Numeri che devono far pensare".

E in questi giorni dolore e incredulità regnano sovrane: "Siamo tutti sconvolti - ha detto alla Gazzetta del Sud Mik, amica di Donatella - proprio come il fidanzato Leo. Conosco questa famiglia da sempre, il papà è un onesto lavoratore. Donatella era una ragazza ribelle, ma con un cuore sensibile. E se qualcuno le avesse teso davvero una mano, ora non saremmo qui a parlare della sua morte. Alla sua età non è facile reggere il carcere. Purtroppo, il magistrato l'aveva affidata a una comunità da cui è scappata, ma in carcere non doveva finire la sua vita piena di sogni. Spero solo che la sua storia serva a sensibilizzare l'opinione pubblica sulle tante morti che avvengono dietro le sbarre".

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