Giovedì, 02 Luglio 2020
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Blitz contro le cosche Perna-Pranno a Cosenza, cantieri all'ospedale e all'università nel mirino dei clan

Associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, lesioni personali, ricettazione e furto. Sono le accuse contestate a vario titolo ai 21 destinatari delle misure cautelari emesse dal Gip della Dda di catanzaro, su richiesta della locale procura. Si tratta di 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere, due arresti domiciliari e 6 obblighi di dimora a carico di presunti appartenenti a due diversi gruppi criminali, espressione della storica cosca mafiosa Perna-Pranno poi ridenominata Lanzino-Cicero operante a Cosenza.

Durante il blitz sono state sequestrate armi da fuoco, anche da guerra: un mitragliatore Kalashnikov con matricola abrasa e relativo munizionamento; 8 pistole calibro 9x21, 380, 22, con matricola abrasa, con svariato munizionamento di diverso calibro; una carabina ad aria compressa. Gli arresti sono stati eseguiti nella prime ore della mattinata odierna, a Cosenza e provincia, militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Cosenza, supportati da personale del 14 Battaglione Carabinieri «Calabria», dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e delle Compagnie competenti, con la copertura aerea di un velivolo dell’8 NEC, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. All’origine dell’operazione, denominata «Overture», un’inchiesta condotta dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza, e delegata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

L’attività dell’Arma avrebbe consentito di documentare la riorganizzazione territoriale del sodalizio mafioso , comprovarne l’operatività attraverso il compimento di estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni e reati contro la persona ed il patrimonio nel capoluogo bruzio e nei comuni limitrofi. Sarebbe stata, tra l’altro, accertata la responsabilità degli indagati in ordine a 3 episodi estorsivi in danno di altrettante imprese assegnatarie dei lavori di ampliamento dell’Ospedale «Annunziata» di Cosenza, degli interventi per l’ammodernamento del sistema di illuminazione del campus universitario di Rende e delle opere di restauro del Convento di San Francesco di Paola a Spezzano della Sila, vittime di atti intimidatori.

Diversi anche i furti in danno di esercenti commerciali della zona. Numerosi anche gli episodi di minaccia ed aggressione, tra cui quella ad un dipendente delle Ferrovie della Calabria della sede di Cosenza, colpevole di non aver assunto un atteggiamento tollerante a fronte delle condotte illecite poste in essere da altri colleghi, uno dei quali ha chiesto l’intervento protettivo del sodalizio mafioso. Le investigazioni hanno, inoltre, consentito di individuare un’altra organizzazione criminale, legata da vincoli parentali con la famiglia Perna, dedita all’approvvigionamento ed allo spaccio, attraverso una fitta rete di pusher, di sostanze stupefacenti: cocaina, hashish e marijuana, ricostruendo numerosi episodi di spaccio di sostanza stupefacente e procedendo a sequestri di stupefacente di vario tipo.

«E' giunto il momento che gli imprenditori si rendano conto che possono e devono denunciare». Lo ha detto il Procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa per l’operazione "Overture» condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza.

Estorsioni danneggiamenti e armi da guerra non hanno fermato le denunce degli imprenditori vittime delle estorsioni da parte degli sgherri della consorteria «Perna-Pranno». «Siamo qui per conto di Gianfranco di San Vito» era la parola d’ordine e Gianfranco altri non è che Gianfranco Sganga, uscito dal carcere nel 2016 dopo una condanna per associazione mafiosa e rimessosi in fretta a capo della cosca. Il quartier generale delle attività criminali del gruppo era la zona di San Vito e il centro storico di Cosenza.

«Oltre alle armi da guerra tra i ritrovamenti più inquietanti ci sono anche delle false divise dei carabinieri» ha detto il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla. Ritrovamenti che lasciano presagire la possibilità di commettere attentati o omicidi. «L'indagine - ha sostenuto il comandante provinciale dell’Arma di Cosenza, colonnello Pietro Sutera - ha aperto uno squarcio inquietante del contesto nel quale gli indagati si muovevano». E’ venuto fuori, così, il «sistema Cosenza», una sorta di pax mafiosa tra i vari gruppi criminali della città organizzati sullo spaccio e il rifornimento di droga e che si spartivano per zone le imprese da estorcere. Un’intesa suggellata dalla bacinella comune nella quale fare confluire una "rata" delle attività illecite.

Nell’ambito dell’operazione «Overture» contro una cosca di 'ndrangheta di Cosenza, insieme ad alcune armi, sono state ritrovate uniformi dell’Arma dei Carabinieri. «Questo ritrovamento - ha detto Capomolla - suscita inquietudine in riferimento al contesto in cui questa organizzazione si muoveva». Anche per il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Piero Sutera, «si tratta di un profilo estremamente inquietante, perchè queste uniformi sono state ritrovate insieme alle armi, e questo apre uno squarcio particolarmente preoccupante perchè lascia presagire la possibilità di un loro utilizzo per compiere fatti di sangue». Sia le armi che le uniformi ritrovate sono state sequestrate nell’ambito dell’operazione.

Video e foto di Salvatore Monteverde

© Riproduzione riservata

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